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Si riporta un estratto dell'omelia del Vescovo Francesco nella quale vengono descritti due doni, il dono della CONFESSIONE DI DESIDERIO e quello della BENEDIZIONE RECIPROCA.

Dall’omelia del Vescovo Francesco nella via crucis del 13 marzo

Come germogli di una primavera di risurrezione, vorrei offrire due doni.

Mi auguro che siano degli autentici doni per tutta la nostra diocesi. Sono due doni che stiamo condividendo tra noi Vescovi di Lombardia, le diocesi più provate dal morbo del coronavirus. Sono doni che appartengono al mondo della fede, ma che potrebbero avere delle ricadute e delle risonanze anche per coloro che non credono o per coloro che stanno sulla soglia.

Il primo dono è la confessione di desiderio.

Diverse persone, sempre di più e sempre più nel momento in cui sono toccate dal morbo o lo avvertono avvicinarsi, rientrano nella propria coscienza. Avvertono così il bisogno non solo di sicurezza sociale e di tutela sanitaria, ma quello di una forza e di quella forza particolare che nasce dalla riconciliazione con Dio.

In questo momento l’amministrazione del sacramento della riconciliazione diventa sempre più difficile, ma tante persone lo desiderano. Lo desiderano i sani per poter affrontare con la forza della compagnia e dell’amicizia di Dio ciò che ci sta provando. Lo desiderano i malati. Lo desiderano in modo tutto particolare i moribondi.

Care sorelle e fratelli, vorrei consegnarvi questo dono che appartiene alla tradizione della Chiesa e alla dottrina cristiana. Nel caso della impossibilità reale di accedere al sacramento della confessione, uno può porsi con la semplicità del suo cuore e con la verità della propria coscienza davanti a Dio, da solo, pentirsi dei suoi peccati, esprimere il suo pentimento con una preghiera.

C’è quella preghiera bella e profonda che molti di noi hanno imparato da bambini e che io auguro possano imparare anche i vostri bambini e nipoti, dove ogni piccola parola è significativa: “O Gesù, d’amore acceso, non ti avessi mai offeso! O mio caro e buon Gesù, con la tua Santa Grazia non ti voglio offendere più, perché ti amo sopra ogni cosa. Gesù mio misericordia, perdonami!”.

Una preghiera fatta con tutto il cuore, ripromettendoci di avvicinarci al sacramento della confessione appena ci sarà possibile, e Dio ci perdona.

Non è una gentile concessione che faccio io o gli altri Vescovi. La confessione di desiderio in una condizione di impossibilità appartiene alla coscienza e all’esperienza della Chiesa. Il Signore così ci perdona!

Il secondo dono è la benedizione reciproca.

È un dono che vorrei lasciarvi a nome della Chiesa ed è un dono che in qualche modo diventa appello.

Il cristiano è e dovrebbe essere sempre un uomo di benedizione. Noi siamo fatti - proprio a partire dalla nostra fede nella risurrezione - per la benedizione, noi siamo fatti per benedire.

In questo momento ci sono malati nelle nostre case, a volte anche in condizione grave. Ci sono malati e anziani nelle case di riposo, presenti numerose sul nostro territorio, e alcuni di solo sono seriamente provati. Ci sono poi i malati nelle corsie dei nostri ospedali e delle strutture sanitarie e in quei reparti dove più intensa si fa la prova ma anche più intensiva si fa la terapie e la cura, portata da persone che non finiremo mai di ringraziare e di ammirare per quanto fanno in modo del tutto speciale in questi giorni.

Dovremmo ricordarci che possiamo benedire la mensa e spero si faccia in molte case.

Ma sappiate che un padre può benedire i suoi figli, una madre può benedire i suoi cari!

In questo momento io chiedo che in famiglia un figlio ai propri genitori, un nipote nei confronti dei propri nonni, offra la benedizione del Signore.

Proprio il segno della benedizione [con una piccola croce fatta sulla fronte o tracciando il segno della croce con la mano come il sacerdote].

In questo momento diventa sempre più difficile anche per i sacerdoti avvicinarsi con il sacramento dell’unzione degli infermi (e non solo della confessione). Non stiamo assolutamente sostituendo i sacramenti, ma è veramente qualcosa di importante poter offrire una benedizione.

Nessuno può autobenedirsi. Ma che qualcuno possa benedire i nostri anziani e i nostri ammalati è un dono speciale! Nella famiglia! Fatevi portatori di questa benedizione! Mi permetto anche di dirlo con grande affetto, con grande stima, con grande delicatezza - senza alcuna volontà di imposizione o di ingerenza - a tutti gli operatori sanitari, qualsiasi sia loro qualifica. Rivolgo loro questo invito: siete vicino ai malati, accompagnate gli anziani, siete accanto ai morenti: se avvertite in loro un segno a volte anche impercettibile del desiderio di essere accompagnati dalla benedizione del Signore, dategliela!

Questo è il secondo dono: è affidato alle vostre mani, alla vostra fede, alla vostra bontà, con grande libertà: libertà per voi, libertà anche per coloro che sono destinatari di questi doni. Non vogliamo imporlo a nessuno: per noi sono preziosi e vogliamo solo regalarlo!

Questi doni il Signore li affida alla sua Chiesa e io oggi li offro a voi.

Parrocchia S.S. Pietro e Paolo

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Curato: Don Stefano Ubbiali

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